IO VIAGGIO DA SOLA

recensioni di viaggio, musica, libri, stile e vizi

Bret Easton Ellis “Imperial Bedrooms”

Bret Easton Ellis invecchia. C’è poco da fare: capita anche ai migliori. Imperial Bedrooms (in Italia edito da Einaudi) è stato presentato come il tanto atteso seguito di Meno di zero, il primo romanzo di successo di questo autore americano. Il re dei giovani scrittori “cattivi” d’America non è certo stato incoronato grazie al suo primo successo: un libro in realtà piuttosto mediocre, abbastanza inconcludente come inconcludenti erano i personaggi che lo abitavano. Clay, Blair, Trent, Rip e Julian: una manica di ragazzini viziati e persi in avventure sessuali, droghe, violenza e soprattutto noia negli Stati Uniti degli anni Ottanta. Il ritratto di una generazione perduta? Forse. La proiezione della noia di uno scrittore? Certo. Un libretto deprecabile? Di sicuro. Ma c’è un però. Da quel debutto, Easton Ellis è riuscito poi a lanciare quello che resta il suo vero capolavoro: American Psycho. Con quel Patrick Bateman che riunisce in sé tutte le caratteristiche dei personaggi di Meno di zero, aggiungendovi violenza, rabbia, sdoppiamento della personalità. Tanto che lo scrittore si ritroverà legato a doppio filo con il personaggio, ritrovandoselo anche nel più recente Lunar Park, come una figura tra la finzione e la realtà, che lo perseguita negli angoli bui. Bene. Bret vorrebbe tanto però rispolverare i bei tempi andati ed ecco qui il seguito del primo romanzo (in verità già soggetto a un sequel qualche anno dopo con Le regole dell’attrazione). Il sequel-sequel quindi ripresenta i ragazzotti cresciuti di una ventina d’anni. Solo fisicamente perché i loro sguardi sono ancora persi nelle pesanti feste a base di alcool e droga, negli incontri sessuali in un misto tra perversione e violenza, nell’effimero incontrarsi. Base delle loro avventure stavolta è la costa ovest degli USA. Clay, diventato un produttore di scarso talento, si aggira per feste e provini. Incontra Rain, un’attricetta di scarse qualità ma con un fisico da urlo. Il finale in una stanza da letto è fin troppo scontato. Ma Easton Ellis condisce il tutto con un brillio di talento, inserendoci anche una mezza trama thriller. Il telefono di Clay è controllato, riceve messaggi minacciosi, viene seguito (o è solo paranoia?) e la bella Rain appare e fugge dalla sua vita, nascondendo segreti che sembra essere solo lui a non conoscere. Attorno a lui gli “amici” di sempre: Rip, rifatto come un Mickey Rourke di oggi, Julian, tra escort e strani affaracci. A metà libro tutto sembra quasi farsi interessante e dannatamente pericoloso. Mi aspetto a ogni pagina che salti fuori un Patrick Bateman qualunque e tiri fuori la sua famosa sparachiodi. Ma non è così. Il finale lascia un po’ l’amaro in bocca perché Easton Ellis preferisce ridurre tutto a un regolamento di conti tra amici. Un po’ deludente. Molto meglio la pazzia di Lunar Park. Forse Sophia Coppola doveva aver ricevuto un manoscritto del libro prima di realizzare il suo Somewhere perché ci sono scene, perse nella solitudine delle stanze di alberghi e apartments, nelle quali Clay assomiglia tantissimo al suo personaggio. Lunghe scene molto, molto noiose.

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Questa voce è stata pubblicata il 09/01/2011 da in Letture in viaggio con tag , , , , .

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