IO VIAGGIO DA SOLA

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Devendra Banhart “Mala”

mala Ritorna alla grande Devendra Banhart, artista newyorchese che si guadagnò un certo successo parecchi anni fa con un paio di album azzeccati e una storia d’amore con Natalie Portman. Questo CD, Mala  (che però non vuol dire “cattiva” in spagnolo ma bensì è una parola d’amore in serbo, lingua della sua nuova compagna), è un ottimo lavoro.
Devendra si è tagliato la barba, ha buttato via gli abiti hippie che avevano contribuito a cucirgli addosso la fama da svitato hippie un po’ fumato e ora veste i panni dell’artista alternativo di classe.

Questo disco è effettivamente un tocco di classe non indifferente. Non dimenticando gli anni Settanta, Devendra si affaccia alla corrente indie più in voga oggi, con un pugno di pezzi fantastici. Si va da Hatchet Wound, con memorie di un vecchio pezzo un po’ alla Zappa (come ben scrive Pitchfork di lui), a Mi Negrita un pezzo retrò in spagnolo alla maniera dei cantanti sudamericani di vecchia scuola, con un testo che sembra d’amore ma in realtà appare anche un pelo inquietante.
Ed è così: l’album attraversa momenti di romanticismo quasi sempre stemperato da pezzi di testo che sdrammatizzano o da ritmi inusuali. O, ancora, lingue inusuali. E’ il caso di Your Fine Petting Duck nella quale Devendra duetta con la fidanzata (che meglio si limiti a questo pezzo…) e a metà i due si mettono a cantare in tedesco su un ritmo elettropop per far sembrare tutto un vecchio pezzo kraut anni Ottanta.

Un album perciò molto molto vario e originale. Con questa metamorfosi e nuovo inizio, Devendra Banhart si gioca la carta dell’artista indie impegnato e i suoi nuovi pezzi sono effettivamente all’altezza di produzioni di grandissimi artisti come Adam Green (senza Binki però…) o Conor Oberst (con e senza Mystic Valley Band).
Molto bravo. Da non perdere

voto: 8
consiglio di viaggio: nei quartieri indie e cool di New York

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