IO VIAGGIO DA SOLA

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Taiye Selasi “La bellezza delle cose fragili”

SelasiDopo lunga lettura, ho finalmente terminato “La bellezza delle cose fragili” di Taiye Selasi, edito in Italia da Einaudi (titolo originale “Ghana must go”).
Di questo libro avrete già letto centinaia di pareri e recensioni e sono quasi sicura che ne avrete letto e sentito parlare molto bene.
La Selasi, giovane e bellissima nata a Londra e cresciuta in America e che ora vive in Italia, sarà anche protagonista in veste di giudice al prossimo talent show televisivo su RaiTre, Masterpiece. Insomma, la Mika della Letteratura, vah!
La sua notorietà parte da alcuni pezzi scritti per la rivista Granta, che riunisce estratti di giovani talenti e che ha lanciato nell’Olimpo della Letteratura internazionale molti altri talentuosi scrittori, a partire da Zadie Smith o Dave Eggers.
Ma l’autrice ha un paio di maestri d’eccezione: Toni Morrison è stata la sua prof e Salman Rushdie le ha insegnato qualche tocco di stile indubbio. Ha anche un agente “da baciarsi i gomiti” perché risponde al nome di Andrew Wylie, senza se e senza ma l’agente letterario più potente al mondo.

Dunque parte da gran belle premesse questa Selasi e il suo romanzo ha anche una gran bella storia (forse con qualche tocco di autobiografia qua e là). Kweku Sai, il protagonista ma grande assente per una buona parte del romanzo, è un medico di successo negli Stati Uniti. E’ andato via dal Ghana da ragazzo e si è costruito una famiglia e una gran bella carriera. Nell’attacco del romanzo però lo vediamo solo, mentre la sua seconda moglie dorme nel letto, lui è in piedi nel giardino di una casa tanto desiderata. E Kweku Sai sta morendo d’infarto. Lo sappiamo subito nelle prime pagine.
Quello che però non sappiamo ancora è che Kweku è stato vittima di un episodio di intolleranza (razzismo?) che gli ha rovinato la carriera di medico e che, a cascata, ha fatto della sua vita un enorme casino. Una confusione di bugie fino alla decisione di fuga. La fuga dalla sua bellissima famiglia, dalla bella moglie Fola, dai figli Olu, Sadie e dai gemelli Taiwo e Kehinde.

E in occasione della sua morte, riassistiamo al riunirsi di questa famiglia, così ferita e così, nonostante tutto, unita.
Il romanzo è bellissimo perché ha una storia bellissima ma ha uno stile così poco lineare e così introspettivo da essere davvero apprezzabile in una lettura così tanto concentrata da farti invece incavolare per quanto a tratti diventa complesso.
Di Taiye Selasi si è scritto che ha inventato il genere “Afropolitan”, trattando dell’immigrazione africana in America e Inghilterra, ma è a mio parere un escamotage da marketing letterario perché, diciamola francamente, questi sono temi già più che affrontati da gente come Hanif Kureishi, Zadie Smith e da molti altri. Magari anche se non specificatamente trattando di immigrazione africana.
Quel che manca probabilmente alla Selasi è una “cura Franzen”: la capacità di raccontare l’introspezione e le vicende complesse di una famiglia ma sapendo perà trattenere il lettore “sulla corda”, stupendolo e facendolo gridare “Ne voglio ancora!” quando si avvicina la fine del libro, senza invece snervarlo e nel frattempo raccontando vicende di una tristezza davvero abissale.
Insomma, certamente una gran bella prova ma… beh, non si tratta de “Le Correzioni”.

 

 

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3 commenti su “Taiye Selasi “La bellezza delle cose fragili”

  1. wwayne
    10/11/2013

    E’ evidente che si tratta di un romanzo molto triste.
    3 anni fa ne ho letto uno infinitamente più depressivo, “Gli agnelli del Signore” di Yasmina Khadra. E’ sicuramente il libro più straziante che io abbia mai letto. Leggerlo é stata una sorta di vaccinazione: dopo essermelo lasciato alle spalle, quasi tutti gli altri romanzi dolorosi in cui mi sono imbattuto mi sono scivolati addosso senza colpirmi particolarmente.
    Dopo “Gli agnelli del Signore” infatti mi é capitato una sola volta di piangere per un libro: il romanzo era “La patacca di latta” di Lewis B. Patten, e io piansi quando una donna incinta subì delle percosse tanto violente da farle perdere il bambino.
    Siccome immagino che questo commento ti abbia riempito di amarezza, cerco di addolcirlo parlando di un romanzo che invece non porta altro che gioia: “Il ballo tondo” di Carmine Abate. Te lo straconsiglio se non l’ hai già letto: é un libro che scalda il cuore, che ti fa sentire una persona migliore.

    • Luz - Bellezza4you
      10/11/2013

      Grazie per i tuoi consigli. Di Yasmina Khadra ho qualche cosa ma non il libro di cui parli. Mentre Carmine Abate lo conosco ma ammetto di non aver mai letto “Il ballo tondo”. Li metto sicuramente entrambi nella mia lista dei desideri per le prossime letture. Diciamo che prima preferirò il libro di Abate e poi, una volta ripresa e sorriso un po’, affronterò qualcosa di più triste e intenso. Grazie ancora.

      • wwayne
        10/11/2013

        Grazie a te per la risposta! : )

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