IO VIAGGIO DA SOLA

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Arcade Fire “Reflektor”

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Chi pensava che gli Arcade Fire continuassero a produrre dischi di elogio completo all’alternative canadese, perseguendo con costanza lo stile da loro stessi inventato e portato al successo grazie a Funeral (e poi Neon Bible, e poi The Suburbs) si sbagliava. Va detto che solo una band davvero intelligente, capisce quando è ora di aggiustare il tiro e cambiare stile.
E solo una band iper-intelligente riesce a farlo lasciando tutti positivamente impressionati.

Gli Arcade Fire del resto sono fatti così. Durante i loro concerti, dietro le quinte, si strafogano di verdure biologiche e intanto lavorano sodo nella ricerca di sonorità che mai nessuno ha davvero prodotto. Stavolta, per questo Reflektor, hanno chiamato alla loro corte il produttore di disco elettronica James Murphy. E già si poteva intuire dove sarebbe andato a parere questo CD.
Che poi in realtà si tratta praticamente di doppio EP con 7 e 6 tracce per ogni disco, con una durata media per canzone di abbondanti 5 minuti.
La band canadese ha deciso, come in un film di Tarantiana origine, di realizzare un “mash up” tra quello che era lo stile epico e alternativo (con un tocco di tradizione della campagna canadese…) che li aveva caratterizzati e il grande esempio anni Settanta della musica underground britannica e newyorkese, da David Bowie a David Byrne, passando per Blondie e The Cure.
In mezzo a Reflektor troverete un po’ tutto, come in una bancarella dell’usato, chicche che vi faranno tornare indietro nel tempo e altre chicche che vi proietteranno direttamente nel futuro della musica alternativa di domani.
Tutto condito probabilmente da un approccio meno intellettuale e più vicino al pubblico del passato. Ma non per questo meno di qualità.
L’ospitata di David Bowie che regala qualche vocalizzo nel brano che dà il titolo al doppio CD è sintomo del fatto che l’esempio bowiano è molto presente. Il 2013 del resto è stato l’anno che musicalmente ha rilanciato il Duca Bianco nell’Olimpo delle classifiche internazionali e tutti gli stanno rendendo omaggio.
E così, proprio come in un disco di Bowie, in questo Reflektor c’è sperimentazione di tempi diversi (Here Comes the Night Time) e pezzi facili persino boogie (You already Know) che sembrano usciti da una puntata di Happy Days.

La mescolanza di pop e di musica “contro” è sempre stata la ricetta dell’arte pop (o volete dire pop art?) musicale della scena americana e inglese di fine anni Settanta. Che male c’è nel riproporla? Nulla, soprattutto se chi lo fa ha il grande talento del marchio Arcade Fire

voto: 9

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